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March 27 Emergenza Climatica MondialeEmergenza Climatica Mondiale
Da alcuni anni stiamo assistendo ad una progressiva e costante degenerazione di alcune delle nostre cosidette “certezze”; una di queste è la relativa costanza del clima planetario, costanza che ci permette ad esempio di poter piantare le sementi nel periodo giusto, a loro volta legate, secondo una stretta correlazione tra loro, ai periodi di riproduzione degli animali e degli insetti che contribuiscono in maniera significativa alla regolare produzione di fiori e quindi di frutti. Mi riferisco ad esempio alle stagioni, che oramai non hanno più una definizione, un inizio ed una fine, o delle caratteristiche che ci permettano di riconoscerle e classificarle. E’ da alcuni anni oramai che inverno ed estate sembrano fuse tra loro, ambedue sembrano avere caratteristiche comuni. Chiunque avrà notato questa evidenza soprattutto quest’anno. Le ragioni, o per lo meno la più importante tra queste, sono riconducibili principalmente al effetto serra, innescato dalla massiccia presenza dei gas serra nella atmosfera del nostro pianeta quali, ad esempio, il diossido di carbonio o anidride carbonica. Questo gas è prodotto da milioni di anni dalle piante sia terrestri che marine, oltre che dagli animali (noi compresi) durante la fase di espirazione, e da sempre costituisce parte integrante della nostra atmosfera, anzi, fu proprio grazie all’anidride carbonica che si potè formare la nostra atmosfera e sempre grazie ad essa abbiamo potuto godere di un clima temperato sul nostro pianeta per milioni di anni, eccezion fatta per le ere glaciali e quelle invece molto più calde. Ma da poco più di un secolo le cose sono cambiate; Con l’invenzione dei motori a scoppio, dei jet e dello sfruttamento industriale su larga scala abbiamo iniziato ad immettere nella nostra atmosfera quantità enormi di gas serra, quantità che il nostro pianeta non può sopportare. La produzione di anidride carbonica, unitamente ad altre sostanze quali ad esempio le polveri sottili, è aumentata esponenzialmente dall’inizio dell’era industriale, questo perché l’anidride carbonica viene prodotta in misura considerevole dall’utilizzo di carburanti fossili come la benzina. Il paese che maggiormente contribuisce alla produzione di anidride carbonica è, attualmente, l’America del Nord (gli Stati Uniti nello specifico) che con la sua attività industriale (non regolamentata dal protocollo di Kyoto) e la massiccia presenza di automobili di grossa cilindrata (classificabili nel migliore dei casi come “Euro 2”) sta contribuendo all’effetto serra con valori prossimi al doppio rispetto a qualsiasi altro paese del pianeta. L’altro paese colpevole di non aver firmato il protocollo di kyoto è la Cina, e guarda caso anch’esso risulta uno dei maggiori inquinatori del pianeta. A questo và aggiunto il danno legato alla deforestazione, prima fra tutte quella in atto nella Foresta Amazzonica, che procede ad un ritmo elevatissimo pari ad un ettaro al secondo secondo stime non allarmanti (figuriamoci secondo stime più allarmanti e magari più veritiere). L’immorale gestione delle risorse del nostro pianeta legate principalmente alla “legge del Dio danaro” sta provocando immani disastri e tutti ne stiamo già pagando le conseguenze sotto forma di tempeste ed alluvioni di grande potenza che fino a pochi decenni fa si verificavano solo ogni 5-10 anni, buco nell’ozono sempre più largo e sempre più profondo, immani incendi oramai all’ordine del giorno in aree spesso vicine all’abitato, clima mondiale praticamente impazzito ecc. ecc. A questo punto qualcuno potrebbe pensare che i cambiamenti climatici in atto, anche se macroscopici e considerevoli, potrebbero far parte di una normale evoluzione climatica del nostro pianeta, magari una evoluzione in parte legata alle attività umane che stanno costringendo la terra ad auto regolamentare (anche con azioni drastiche) il proprio clima in modo da far fronte alle nuove esigenze. Ma a questo punto di quali esigenze stiamo parlando esattamente? Non credo di discostarmi troppo dal pensiero comune affermando che la nostra principale esigenza sia quella di vivere (o sopravvivere). Ebbene tutte le nostre azioni stanno andando drammaticamente contro questa primaria esigenza, la sopravvivenza! L’aumento dei gas serra nella nostra atmosfera produce un chiaro effetto, quello appunto prodotto in piccolo nelle serre. Ossia il calore del sole entra nella serra e ne rimane intrappolato, favorendo (nella serra) un micro clima caldo ed umido atto a favorire la produzione di determinate colture. Ebbene questo stà avvenendo su scala mondiale e gli effetti si stanno già facendo sentire, perché il nostro pianeta si è trasformato in una gigantesca serra all’interno della quale la temperatura sta via via crescendo. Il problema sta nel fatto che il nostro pianeta non è una serra, ma l’unione di vari ecosistemi differenti fre loro che necessitano di temperature diverse e che vanno a formare un ecosistema più grande detto “mondiale” o “globale”. Ed eccone le cause e gli effetti: Una maggiore produzione di Co2 nell’atmosfera lascia che i raggi del sole entrino ma non permette la normale dispersione del calore residuo, che rimane intrappolato. Una volta intrappolato la temperatura del pianeta inizia a salire, ma questo non accade come madre natura dispone ma con tempi molto più brevi, tempi non naturali. Questo calore crescente fa sciogliere i ghiacci dei poli ad una velocità tale che gli inverni non riescono più a bilanciare la mancanza di ghiaccio e quindi la superficie ghiacciata si riduce lasciando spazio al mare. Quest’ultimo ha una capacità di assorbimento del calore solare decisamente maggiore rispetto al ghiaccio, in questo modo il calore del sole viene trattenuto anche dalla maggior superficie marina che ha preso il posto dei ghiacci e ne consegue che la temperatura sale in modo esponenziale e non più aritmetico, accelerando di anno in anno lo scioglimento delle calotte polari. In pratica meno ghiaccio=più calore.
Lo scioglimento dei ghiacci a sua volta produce il distaccamento di enormi iceberg (grandi anche quanto la Svizzera) che vanno alla deriva spaccandosi in iceberg più piccoli e pericolosi per la navigazione. Ad una certa latitudine questi si sciolgono definitavamente rilasciando immani quantità di acqua dolce e fredda nel mare, raffreddandolo in certe zone.
Una di queste zone maggiormente a rischio è quella a nord-ovest dell’Europa, dove la Corrente del Golfo (calda e salata) perde progressivamente salinità e calore e si inabissa per tornare a latitudini più favorevoli e riscaldarsi nuovamente per ricominciare il giro.
La corrente del Golfo è forse il più importante motore climatico del pianeta e contribuisce in maniera significativa a mitigare o stemperare il clima di alcune parti del continente europeo, oltre a contribuire su scala mondiale al normale andamento climatico.
Purtroppo negli ultimi 30anni si è osservato un progressivo rallentamento di questo enorme “nastro trasportatore” (circa il 30%) proprio a causa dello scioglimento dei ghiacci e della massiccia entrata di acqua dolce nell’oceano atlantico. Tra poco riprenderemo l’argomento, ma prima è opportuno sapere come fanno i ricercatori e gli scienziati a conoscere le fluttuazioni climatiche del nostro pianeta nel corso dei millenni.
Molti studiosi effettuano quelli che si chiamano comunemente “carotaggi” (estrazione di tubi pieni di ghiaccio o terra a grandi profondità) in varie zone del pianeta, soprattutto ai poli.
Questi carotaggi possono essere paragonati agli anelli degli alberi che ci dicono quanti anni ha una pianta, se in determinate epoche ha sofferto il caldo o il freddo, se ha subito attacchi da parte di parassiti o se è cresciuta bene, se in un anno ha prodotto più linfa di altri anni ecc.
Ebbene questi carotaggi ci forniscono enormi informazioni sullo stato di salute del nostro pianeta e ci consentono di sapere cosa accadde in quel dato anno o in quella data era geologica con estrema precisione, temperature e composizione dell’atmosfera compresi.
Saputo questo possiamo avere a disposizione un diagramma che può mostrarci l’andamento climatico terrestre negli scorsi milioni di anni, possiamo quindi sapere con che decorrenza il nostro pianeta ha subito ere glaciali ed ere particolarmente calde.
Il diagramma esiste già da tempo, e man mano che il tempo avanza il diagramma si fa sempre più chiaro. Mai, nel corso dell’ultimo milione di anni, si era verificata una crescita tanto veloce e tanto macroscopica del livello di anidride carbonica e di temperatura nella atmosfera del nostro pianeta.
E’ la prima volta nel corso di milioni di anni.
Questo deve pur significare qualcosa, e gli scienziati e climatologi dell’intero pianeta sono concordi nel dire che stiamo per affrontare una catastrofe globale.
Gli unici a non rendersi conto di questo sembrano i nostri “dormienti” governi, o forse cercano di nasconderci questa allarmante verità.
Ci sono prove a sostegno di questa ultima affermazione, e provengono dal maggior produttore di inquinamento globale, gli Stati Uniti d’America, ma ne parleremo più avanti.
Lo scioglimeto dei ghiacci e la maggiore quantità di acqua dolce nell’atlantico sta inducendo la corrente del golfo ad un forte rallentamento prossimo all’arresto. Una volta che la corrente si sarà arrestata gli effetti che si faranno sentire su scala mondiale saranno spaventosi.
Ma prima di arrivare a questo abbiamo ancora una decina di anni o forse poco più.
Prima che questo avvenga la temperatura del pianeta salirà senza arrestarsi provocando la ricollocazione delle aree pluviali, ossia in alcuni punti della terra pioverà di più (molto di più) provocando allagamenti, inondazioni, distruzione di raccolti, esondazioni di fiumi, migliaia di morti e proliferazione di malattie e batteri e virus pericolosi. In altre zone del mondo pioverà molto meno o per niente provocando desertificazione, impossibilità di produrre raccolti, morti anche in questo caso e proliferazione di altri tipi di batteri questa volta più adatti ai climi secchi e caldi.
Le zone scelte dai nostri antenati come adatte alla vita, dove da secoli sorgono le città più importanti o i paesi più popolati non saranno più tali, poiché il microclima zonale muterà radicalmente senza darci il tempo di prendere provvedimenti o adattarci alla nuova situazione.
Ma questo non è che l’inizio.
Il ricollocamento delle zone alluvionali e di quelle desertiche non è altro che una delle prime fasi legate al surriscaldamento globale, direi l’anteprima.
Scioltisi i ghiacci dei poli il livello dei mari aumenterà drasticamente allagando buona parte delle zone costiere del mondo, che sappiamo essere le parti più popolate del pianeta, e mi sembra inutile sottolinearne le conseguenze. Sembrerà di assistere ad un incidente d’auto al rallentatore ma non vi si potrà far nulla poiché trattasi di un processo inarrestabile che deve avere il suo decorso.
Inizieremo a renderci conto della nostra piccolezza in rapporto con la natura ma arrivati a questo punto non vi sarà granchè da poter fare, il processo è irreversibile, proprio come non è possibile evitare un incidente stradale mentre sta già avvenendo.
A questo punto una buona parte dell’economia mondiale risentirà di un gran brutto colpo, molto peggio dell’11 settembre 2001 o del grande crack finanziario di metà del secolo scorso.
Nulla di paragonabile.
Purtroppo questo sarà solo l’inizio, la tempesta deve ancora arrivare, queste sono solo le prime avvisaglie serie, quelle blande le stiamo già ricevendo ma sembra che non ci riguardino, incredibile ma vero.
A questo punto molti di noi dovranno abbandonare le proprie case, e molti altri saranno già morti, sopporteremo per qualche anno forti mutazioni climatiche, grandi tempeste anche laddove non vi si sono mai verificate, tutto sembrerà capovolto, se mi si passa l’utilizzo di questo termine.
I sopravvissuti, saranno ancora molti, dovranno spostarsi per andare a vivere in zone meno pericolose, e la scelta sarà ardua, probabilmente ci si dovrà trasferire ancora più a sud.
Nel frattempo la corrente del golfo avrà terminato la sua corsa definitivamente (riprenderà il suo normale percorso solo dopo centinaia di anni, molto lentamente) ed il ghiaccio inizierà a ricomparire sulle calotte polari, con la differenza che non avendo più a disposizione il “vigile del traffico climatico”, ovvero la corrente del golfo, potrà avanzare senza grandi impedimenti sino a ricoprire la quasi totalità dell’Europa e del nord America sino ad arrivare quasi alla Florida, in Asia la situazione potrebbe essere anche peggiore per via della immensa grandezza del continente.
I sopravvissuti dei sopravvissuti cercheranno con grande affanno di trasferirsi in quei paesi che ora classifichiamo come “Terzo Mondo”, e ne nasceranno delle guerre.
Immaginate milioni di persone che cercano di entrare nel vostro paese, mentre le vostre condizioni non sono certamente migliori, una immane tragedia.
Il freddo inizierà ad attanagliare gran parte del globo, e non andrà via velocemente come invece era arrivato il caldo anni prima, sarà una nuova glaciazione.
Ora, se questo può sembrare un quadro catastrofista alla maggior parte dei lettori, anticipo che le compagnie di assicurazione del mondo intero hanno già preso atto di questa realtà, e stanno già pagando uno scotto enorme per via delle scorribande climatiche di questi ultimi anni.
Dai rapporti risulta il quasi raddoppiamento dei risarcimenti dovuti per catastrofi climatiche o ad esse collegate negli ultimi 6 anni, un dato allarmante.
Ricapitolando avremo grande caldo con eventi climatici estremi, ricollocazione delle aree pluviali ed innalzamento del livello dei mari tra i 2 ed i 6-8 metri, questo comporterà devastazione di colture e seria compromissione degli habitat marini e terrestri, quindi a sua volta morte di molte specie animali e stravolgimento delle abitudini di altre. Crollo dei mercati mondiali e conseguente crisi internazionale con pericolo di guerre in tutto il mondo per aggiudicarsi le aree meno esposte. Quando penseremo a come risollevarci ecco che arriverà la “mazzata” ed il freddo intenso prenderà il posto del caldo in men che non si dica, costringendo la maggior parte della popolazione mondiale a riversarsi nei paesi del terzo mondo, i quali avranno anche loro i loro problemi come tutti quanti gli altri popoli del pianeta. Aggravarsi della situazione politica mondiale con pericolo di guerre totali e mondiali distribuite in piccoli e medi focolai su tutto il territorio del pianeta ancora usufruibile, milioni di morti.
Ora mi e Vi chiedo, se fossimo sicuri al 100% di questi dati potremmo avanzare l’ipotesi di fermarci e chiedere a gran voce ai governi di tutto il mondo di tirar fuori la tecnologia (già esistente) necessaria ad eliminare la produzione di gas serra in tutto il pianeta con una azione collettiva di presa di coscienza? Forse molti risponderebbero di no perché non vi è certezza, proprio come ho voluto sottolineare poche righe sopra (se fossimo sicuri al 100%).
Purtroppo la sicurezza matematica richiesta da certi sedicenti governi non esiste, o per lo meno la avremo quando sarà già troppo tardi, e molti scienziati e climatologi affermano che probabilmente siamo già arrivati al punto di non ritorno.
A questo punto che fare? Lasciare che le cose vadano come sembra? Abbandonarci all’autodistruzione considerando che vi è una percentuale di dati quasi assoluta che ci dice che le cose andranno così? Se i nostri governi continuano a pensare con logiche arretrate ed inadeguate, se si continua a valorizzare e difendere l’attuale qualità di vita raggiunto senza pensare alle conseguenze ad esso legate probabilmente finiremo con il pagare a caro prezzo questa nostra inadeguatezza a vivere e convivere con il nostro pianeta.
Un rapporto stilato da decine di scienziati e climatologi è stato redatto non più tardi di un anno fa e posto all’attenzione del più potente uomo della terra, George W. Bush, il quale ha volontariamente ignorato il rapporto scientifico sulla situazione climatica in atto “occultandolo” al mondo intero per oltre quattro mesi, sino a quando non è stato chiesto a gran voce il risultato delle sue “ponderazioni” riguardo il disastro imminente oramai acclarato.
A quel punto è stato costretto a prenderne atto e, per poterne uscire indenne (almeno apparentemente), ha astutamente spostato l’attenzione su “questioni ben più gravi” come il terrorismo, parola tremenda che gli ha permesso di vincere anche la seconda candidatura alle presidenziali statunitensi e poter continuare a fare i propri porci comodi interessi.
Ciononostante la realtà è che gli scienziati di tutto il mondo sono concordi nell’affermare che la catastrofe globale è imminente e dobbiamo immediatamente prendere una decisione.
L’emergenza climatica globale è già in atto, possiamo quasi toccarla tanto sono macroscopici i suoi effetti sin da ora.
Quest’anno gli orsi non sono andati in letargo, varie specie di uccelli migratori non hanno migrato con la conseguenza che le aree che avrebbero dovuto popolare durante l’inverno non hanno potuto usufruire del loro apporto per il contenimento della crescita degli insetti, mentre i predatori delle stesse aree moriranno di fame per il loro mancato arrivo.
Un intero ecosistema legato ad una sola regione del mondo è a rischio, e questo accade anche nel resto del pianeta. In California, un posto dove in inverno vi sono temperature prossime al nostro primo autunno, abbiamo avuto l’emergenza freddo e neve.
Forti gelate improvvise hanno devastato l’intera area della California e del Nevada, dove di solito fa caldo tutto l’anno.
In Europa abbiamo avuto la visita di quello che potremmo definire uno dei primi uragani della storia d’Europa, con gravi danni alle colture e agli edifici, oltre che morti, e la sua intensità non si avvicina a quella degli uragani che affliggono sempre più spesso le parte sud degli Stati Uniti.
Ogni zona del nostro pianeta è abitata da popolazioni che sanno come affrontare quelle che sono le loro personali emergenze, che differiscono anche di molto da un paese ad un altro.
Cosa faremo quando dovremo affrontare una emergenza siccità come quella a cui sono abituati i popoli africani o indiani?
Propongo una petizione mondiale a che i nostri governi abbandonino definitivamente l’uso di combustibili fossili e inizino a immettere sul mercato, a prezzi popolari, la tecnologia (già presente) in gradi di arrestare la produzione di idrocarburi, gas serra e tutto quanto risulti nocivo o inquinante.
Il petrolio ha fatto il suo tempo, e se non ci muoviamo tra poco anche noi, in quanto razza umana, avremo decretato la fine del nostro tempo…
Christian Rotola January 17 Opinioni sul mio lavoro fotografico...In realtà in questo intervento non ho nulla da dire... in questo caso chi dovrà parlare (o scrivere) sarete voi. Ecco,questo è ciò che mi interessa, e spero che x davvero le mie foto suscitino in voi qualcosa di positivo, con tutta la relatività che possa essere data a questa parola... Christian |
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